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| Incurvamento
penieno congenito dorsale |
Risultato
post-operatorio |
L'alta incidenza delle complicanze descritte, gli inestetismi residui
ed il maggiore accorciamento penieno, riportati dalla letteratura,
hanno spinto la ricerca a mettere a punto tecniche nuove che ottimizzassero
i risultati.
Nel 1990 abbiamo messo a punto la tecnica oggetto di questa trattazione
che sarà ora descritta e di cui esporremo i risultati. Si
tratta di una tecnica che non lascia inestetismi, noduli palpabili
né depressioni dell'albuginea e che offre assolute garanzie
di tenuta; gli edemi sono minimi poichè non si effettua la
circoncisione e si hanno minori accorciamenti del pene. Precisi calcoli
geometrici permettono di effettuare correzioni esatte, conoscendo
preoperatoriamente la lunghezza del tessuto albugineo da sovrapporre.

Si
effettua un test farmacoinfusivo con PGE1 e quando il paziente raggiunge
la massima rigidità effettuiamo le foto digitali sui piani
ortogonali per documentare l’incurvamento. A questo punto si
procede alla misurazione del lato concavo e del lato convesso del pene.
La
differenza fra le due misurazioni permetterà di stabilire
di quanto si dovrà accorciare il lato convesso. Queste misurazioni
vengono effettuate nei giorni precedenti l’intervento.
Con
il paziente in anestesia generale, si effettua una incisione baso-peniena
e si procede, per via smussa con forbice di “Metzembaun”,
alla preparazione della fascia di Colles. A questo punto si
clampa con una pinza di Allis l’albuginea nel punto in
cui effettuare la corporoplastica e si procede alla corporoevaginazione
(degloving) attraverso la minima incisione cutanea.
Una
volta stabiliti i punti in cui effettuare la corporoplastica si
prepara la fascia di Buck, clampando l’uretra o il fascio
nervo-vascolare dorsale con pinza di Bubcock per non ledere le suddette
strutture. Si applica un laccio emostatico alla base del pene. Si
incide trasversalmente l’albuginea nei punti prestabiliti,
scollandola dal tessuto cavernoso sottostante dapprima con la forbice
poi con l’aiuto di un piccolo tampone montato.
Si ottengono così due lembi, uno prossimale ed uno
distale, che vengono sovrapposti uno all’altro (a doppio petto)
e suturati a punti staccati in acido poliglucolico 2-0, montato su
ago lanceolato atraumatico. Questi punti vengono applicati asimmetricamente
in modo da poter guadagnare maggiormente sul punto di massima curvatura.
A
questo punto, si provoca l’erezione idraulica
con soluzione salina isotonica e si valuta la correzione avvenuta.
Si completa la corporoplastica con corpororrafia, sempre in acido
poliglucolico 2-0, con sutura continua del lembo libero dell’albuginea
per garantire una migliore tenuta idraulica. Si appone un punto ad “X” in
materiale non assorbibile al centro della corporoplastica per garantirne
la tenuta nel caso si abbia un rapido assorbimento delle suture in
acido poliglicolico. Quindi si suturano le fasce di Buck e di Colles
in acido poliglicolico a rapido assorbimento. Questo tempo operatorio è di
fondamentale importanza in quanto garantirà lo scorrimento
dei piani sottocutanei. Si applica un drenaggio secondo Redon
che viene rimosso in seconda giornata.
In tutti i casi viene applicata una fasciatura elastica compressiva,
con lo scopo sia di effettuare un’emostasi durante le prime
24 ore che di contenere le erezioni notturne, al fine di evitare
un’eventuale deiscenza dei punti di sutura.
Questa tecnica è stata utilizzata dal 1990 ad oggi in 357
pazienti affetti da recurvatum penieno di età compresa tra
19 e 45 anni. Il 15% dei pazienti (54) presentava un incurvamento
ventrale, il 54% (192 pazienti) incurvamento dorsale, il 13% (46
pazienti) incurvamento laterale destro e il 18% (65) laterale sinistro.
Il range di incurvamento variava tra i 30° ed 90°. Di
questi pazienti 242 avevano un incurvamento penieno congenito mentre
115 erano affetti da incurvamento da Induratio Penis Plastica. Tutti
i pazienti sono stati sottoposti ad esame GSA (Genito Sensory Analayzer)
pre e post-operatoriamente per valutare eventuali alterazioni della
sensibilità a livello penieno. In tutti i casi abbiamo effettuato
un counseling psico-sessuologico.
Tutti i pazienti riferiscono la completa soddisfazione, a sei mesi
dall’intervento, sia dal punto di vista estetico che funzionale.
In nessun caso abbiamo avuto inestetismi da accesso chirurgico in
quanto abbiamo utilizzato sempre l’accesso baso penieno o peno-scrotale.
Rispetto alle altre tecniche abbiamo avuto una minore incidenza di
recidive (6%) grazie all’ottima tenuta delle suture, che, essendo “a
doppio petto”, offrono un’assoluta garanzia nel tempo.
Nessun paziente ha lamentato la presenza di tumefazioni o noduli
palpabili. Gli accorciamenti sono inferiori al centimetro e mezzo
e questi si sono verificati nel 78% dei casi; i tempi di guarigione
sono notevolmente ridotti per la minore o assenza di edemi nel decorso
post-operatorio; nessun paziente ha lamentato la presenza di ipoestesie
o disfunzione erettile.
Gli svantaggi della tecnica descritta sono prevalentemente legati
alla durata dell’intervento, che richiede una preparazione
dei tessuti più accurata ed indaginosa che non altre tecniche
descritte precedentemente.
In un caso siamo dovuti ricorrere ad una piccola revisione della
sutura causa una ipercorrezione della curvatura; in un altro abbiamo
assistito ad una recidiva dell'incurvamento dovuta a problemi di
riassorbimento (troppo rapido) del filo di sutura.
Concludendo, riteniamo che l'utilizzo della tecnica "a doppio
petto" si sia rivelata molto vantaggiosa, sia per l'ottima tenuta
delle suture (essendo a lembi sovrapposti), sia per il minor
numero di incisioni necessarie rispetto ad altre tecniche (ad esempio
la Nesbit II); sottolineamo inoltre il vantaggio estetico di non
effettuare la circoncisione e di far residuare una superficie abbastanza
piana senza nodularità apprezzabili alla palpazione.
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Incisione
a 15 giorni dall’intervento |
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